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I bar de ‘na ota! ...a cche Lina!!

l’intervista doppia... di Emilio ed Elisa

 

 

I bar de ‘na ota! ...a cche Lina!! I bar di una volta! ...da Lina!!
   
 NOME: Lina.  
 NOME DEL BAR: bar Lina.  
 ANNO DI APERTURA:  
 ì me sò sposata nel ‘57,
ma jo bar jo sò raperto nell’agusto dell’81,
doppo che pe’ tanti anni la famiglia
de Rocco era gestito ‘no localo,
che non era ‘no vero e proprio bar,
ma più che atro era ‘na cantina,
‘no punto de ritrovo pe’ tanti doppo
‘na jornata de lavoro (e non solo!).
Jo localo prima se troveva addò
oi sta la biglietteria dell’arpa
e puri se non sò proprio nata alle Cese,
so’ stata accolta da tutti in modo affettuoso.
  io mi sono sposata nel '57,
ma il bar l'ho riaperto in agosto del '81,
dopo che per tanti anni la famiglia
di Rocco aveva gestito un locale,
che non era un vero e proprio bar,
ma più che altro era una cantina,
un punto di ritrovo per tanti dopo
una giornata di lavoro (e non solo!).
Il locale prima si trovava dove
oggi c'è la biglietteria dell'arpa
e anche se non sono proprio nata a Cese,
sono stata accolta da tutti in modo affettuoso.
   
 PARLACI DEL TUO BAR:  
 dentro ajjo bar ci steva tutto, dajji giochi,
comme la carambola e jo bijjardino,
ajji gelati, alla spina e ajjo telefono.
A proposito de telefono,
‘na curiosità che forse non tutti sao è che
prima era j’unico in tutto jo paeso
e quanno chiameva quacheduno,
era fijjemo che éva in giro a retrovà la
gente pe’ tutto jo paeso solo pe’ ‘no grazie!!
Ma pò jo semo dovuto leva’ perché ci
venevano puri da fore a telefona’ e
ci steva sempre la fila.
‘Na ota teneva puri ‘no j-box, ma po’
semo dovuto leva’ puri quio perché
non se smetteva più de balla’ e de canta’!
Nu non tenemmo orari, e puri se steva a pranzo,
‘no caffè ajjo bancono jo faceva sempre.
Infatti ‘na abbetudine che m’è remasta
è che quanno steng’ascisa ajjo tavolino,
pare che adà sempre scappa’ pe’ paura che
quacheduno entra ajjo bar, anche perché
‘na ota era come ‘na seconda casa e tanti
venevano ecco solo pe’ sta’ ‘no poco in compagnia.
  dentro al bar c'era tutto, dai giochi,
come la carambola e il bigliardino,
ai gelati, alla spina e al telefono.
A proposito di telefono,
una curiosità che forse non tutti sanno è che
prima era l'unico in tutto il paese
e quando chiamava qualcuno,
era mio figlio che andava in giro a ritrovare la
gente per tutto il paese solo per un grazie!!
Ma poi lo abbiamo dovuto levare perchè ci
venivano anche da fuori a telefonare e
c'era sempre la fila.
Una volta avevo anche uno j-box, ma poi
abbiamo dovuto levare anche quello perchè
non si smetteva più di ballare e di cantare!
Noi non avevamo orari, e anche se stavo a pranzo,
un caffè al bancone lo facevo sempre.
Infatti una abbitudine che mi è rimasta
è che quando sono seduta al tavolino,
sembra che devo sempre scappare per paura che
qualcuno entra al bar, anche perchè
una volta era come una seconda casa e tanti
venivano qui solo per stare un poco in compagnia.
 
 ...E LA BIRRA?  
 i frigoriferi allora non ci stevano e pe’ fà refresca’
la birra,la Peroni, me porteva tutte colonnine de
jaccio méso alle bottiglie.
Da quando semo aperto semo sempre tenuto
quesso tipo de birra e se ne evano più le spine
che le bottiglie.
Addirittura ‘na ota è succeso che c’hao portato
la Nastro Azzurro da Padova perché a Roma era
fenita e c’è stata ‘na persona che c’ha sentito
‘no saporo diverso e semo remannato arrete i fusti!!
  i frigoriferi allora non c'erano e per far rinfrescare
la birra, la peroni, mi portava tutte colonnine di
ghiaccio in mezzo alle bottiglie.
Da quando abbiamo aperto abbiamo sempre tenuto
questo tipo di birra ed erano più le spine
che le bottiglie.
Addirittura una volta è successo che ci hanno portato
la Nastro Azzurro da Padova perchè a Roma era
finita e c'è stata una persona che ci ha sentito
un sapore diverso e abbiamo rimandato indietro i fusti!
   
 PRO E CONTRO:  
 i sò lavorato pe’ 25 anni e ne sò
passate de generaziuni (almeno 3 o 4) e devo
ammette che nonn’è sempre stato facile, ci sò
stati jorni che te ne volivi ì a dormi ma non lo
potivi fa, ma nonostante quesso non me sò mai
lamentata e quelo che sò fatto lo refaciarria.
‘No momento che me recordo volentieri è quanno
semo rraperto che semo fatto ‘na grande festa e
semo dato a magna’ e a beve a tutto jo paeso.
  io ho lavorato per 25 anni e ne ho
passate di generazioni (almeno 3 o 4) e devo
ammettere che non è sempre stato facile, ci sono
stati giorni che te ne volevi andare a dormire ma non lo
potevi fare, ma nonostante questo non mi sono mai
lamentata e quello che ho fatto lo rifarei.
Un momento che mi ricordo volentieri è quando
abbiamo riaperto e che abbiamo fatto una grande festa
ed abbiamo dato da mangiare e bere a tutto il paese.
   
   
   
   
Fonte: La Voce delle Cese N. 10 del 8 aprile 2007    
Dialetto cesense
Traduzione a cura di Paolo Lo Russo
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